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In questa ultima domenica d'estate, dato che da oggi sembra arrivato l'autunno con le sue giornate corte e uggiose, mi sono tuffato nella bellezza della pittura visitando, a Palazzo Reale, la mostra delle Ninfee di Monet. Per fortuna che la mia amica blogger Celeste mi ha ricordato di questo evento e ho colto il primo momento utile per andare.
Premetto che sono sempre stato affascinato dalla ninfee, fin da piccolo, quando le vedevo fiorire nei dintorni di Mantova sul ponte di San Giorgio, che divide due dei tre laghi "cittadini" o sul Mincio o dietro il santuario delle Grazie tinteggiando il verde/blu delle acque di numerosi punti bianchi.
La prima frase che si incontra alla mostra è questa detta da Monet: "Tutti discutono la mia arte e affermano di comprenderla, come se fosse necessario comprendere, quando invece basta amare"... ed infatti per capire i suoi quadri bisogna "amarli" cercando di guardarli con i suoi occhi e comprendere la bellezza di ogni singola pennellata.
La bellezza di Monet, soprattutto in questi soggetti, è dovuta al suo modo di "scomporre" i colori osservati nei paesaggi per poi ricomporli sulle tele trasmettendo l'emozione del momento attraverso la multicromia e l'unione delle diverse sfumature che, ad una visione superficiale, posso non trasmettere molto ma se ci si sofferma, si immagina e ci si fa invadere da tutti i colori, allora ci si immerge in ogni particolare e, come una calda coperta che avvolge il corpo, si può sentire la luce che scalda il cuore a quella visione, anche se i colori sono cupi, dovuti al momento della giornata: il tramonto.
Tra questi quadri quello che mi ha "invaso" di più è il Glicine che è riuscito a trasmettermi milioni di immagini e profumi ricordando gli alberi che ho incontrato nella mia vita e che mi hanno sempre trasmesso gioia nel cuore.
Lascio il link per chi vuole leggere il post di Celeste che ha saputo davvero descrivere quello che ha visto: CONTROLUCE
Questo invece il quadro Glicini di Monet (1919-1920 - Olio su tela, 100 x 300 cm)
