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giovedì, 19 novembre 2009
Dov'è finita l'avventura?

Ho trovato questo articolo molto interessante.
Uno perchè si torna indietro nel tempo quando l'avventura dell'esplorazione era una grande esperienza. Ormai noi siamo abituati "a sapere tutto" e quindi il gusto della scoperta o dell'esplorazioni riguardano davvero pochi. Anche la voglia di esplorazione dell'universo ormai è legato ai film e alla fantascienza facendo perdere quell'istinto avventuriero che faceva salpare marinai semplice e li faceva tornare eroi.

Due perchè si cerca di riscoprire sapori perduti. Un po' come andare alla ricerca del tempo perduto inzuppando una "Madeleine" nel the, per citare Proust assaporando un gusto ormai perso. Ormai quasi tutti i prodotti non sono più fatti con materie prime naturali ma "cresciute" in serra o laboratorio per creare sapori sempre più ricercati ma così poco naturali.

L'articolo seguente è preso dal Corriere.it

 
Si trova nella capanna della spedizione Nimrod di Shackleton
Polo Sud: alla ricerca del whisky abbandonato cento fa
Due casse individuate nel 2006, ma erano troppo imprigionate nel ghiaccio per recuperarle
La capanna di Shackleton a capo Royds
La capanna di Shackleton a capo Royds
WELLINGTON - Un gruppo di esploratori neozelandesi andrà alla ricerca di due casse di whisky abbandonate nel ghiaccio del polo Sud dalla prima spedizione guidatata da Ernest Shackleton nel 1909 (la spedizione Nimrod). L'idea - tra lo storico, l'archeologico e il marketing - è venuta a una distilleria scozzese, la McKinlay and Co., il cui whisky era stato portato come conforto dalla spedizione britannica cento anni fa.
SOTTO LA CAPANNA - Gli attuali proprietari della distilleria hanno dichiarato che intendono recuperare il whisky per effettuare alcune analisi e vedere se rilanciare quella particolare qualità, che ora non viene più prodotta. La spedizione del New Zealand's Antarctic Heritage Trust utilizzerà speciali trivelle per perforare il ghiaccio e recuperare le casse sepolte sotto una spessa coltre presso la capanna di Shackelton a capo Royds sull'isola Ross. Come ha chiarito Al Fastier, che guiderà la spedizione che partirà in gennaio, le casse erano state individuate già nel 2006 sotto il pavimento di legno della capanna, ma erano troppo imprigionate nel ghiaccio per poter essere recuperate.
RIPRODUZIONE - Comunque non saranno recuperate tutte le bottiglie, ma solo alcune. Le altre resteranno dove sono, secondo le norme di conservazione concordate dalle dodici nazioni del Patto antartico. Secondo Richard Paterson, mastro miscelatore della Whyte & Mackay's, gli attuali proprietari, il whisky di Shackleton è ancora «bevibile» e dovrebbe avere lo stesso gusto di un secolo fa. Se riuscisse a ottenerne un campione, sarebbe in grado di riprodurlo.
SHACKLETON - La spedizione Nimrod, dal nome della nave impiegata, durò dal 1907 al 1909 e non fu quella tragica che rese immortale il nome del capitano Shackleton che invece venne effettuata tra il 1914 e il 1916.

Postato da: marinz a 09:39 | link | commenti (15) / commenti (15) (pop-up)
articolo, corriere

martedì, 04 novembre 2008
Il Bacio di Hayez

Stamattina, sfogliando il giornale Corriere online, ho letto la notizia, relativa al Bacio di Hayez, che riporto a fine post.

Il Bacio è un bellissimo quadro conservato nella Pinacoteca di Brera che mi  è capitato di vedere diversi anni fa, quando avevo 15 anni circa, e che mi è sempre rimasto impresso per la sua bellezza. Negli anni poi ho scoperto che ne erano state fatte 4 copie da Hayez differenti nei particolari, ma quello che secondo me rimane il più bello e incantevole è quello della Pinacoteca.
Quello che mi ha colpito allora, e che mi colpisce ancora, è la bellezza e la sinuosità della stoffa azzurra della dama, la luce che si concentra sulle figure che dolcemente si baciano e proietta l'ombra sulla scala.
Sicuramente uno dei quadri che preferisco.

Qui sotto la prima immagine è quella della pinacoteca, poi ho inserito l'articolo e l'immagine venduta all'asta.


LONDRA - È uno dei dipinti più noti, entrato nell'immaginario collettivo per la sua potenza romantica, di suggestione, di abbandono amoroso. «Il bacio» di Francesco Hayez (1791-1882), uno dei simboli del Risorgimento italiano, andrà all'asta da Sotheby's a Londra mercoledì 12 novembre. L'opera del 1861 è una delle quattro versioni del «Bacio» realizzate da Hayez: oltre a quella in vendita, proveniente da una raccolta privata tedesca, ci sono la più celebre, quella conservata a Milano nella Pinacoteca di Brera, e due quadri più piccoli presenti in collezioni private italiane.

L'OPERA - Il dipinto sarà battuto da Sotheby's con una stima di 4/600mila sterline (505/760mila euro). Fu commissionata ad Hayez da Federico Mylius, discendente di Enrico, celebre mecenate milanese. Hayez considerò «Il Bacio» una delle sue composizioni più importanti, che traeva ispirazione da riferimenti storici e letterari per indicare l'età romantica e per diventare infine espressione del nuovo spirito del nascente Regno d'Italia. La coppia immortalata in un appassionato bacio è una chiara allusione a Romeo e Giulietta di Shakespeare e a Renzo e Lucia di Manzoni, oltre che un'icona della neonata nazione italiana. In questo soggetto Hayez riunì le principali caratteristiche del romanticismo italiano, l'attenzione verso i concetti di naturalezza e sentimento (l'amore individuale), ma soprattutto verso gli ideali risorgimentali (l'amore per la patria). Rispetto al «Bacio» custodito a Brera, del 1859, la versione che andrà all'asta, realizzata due anni più tardi, mostra la donna con un abito bianco anziché celeste, per indicare uno dei tre colori della bandiera italiana.
(Dal Corriere.it del 3 novembre 2008)


Postato da: marinz a 09:29 | link | commenti (21) / commenti (21) (pop-up)
shakespeare, quadri, articolo, corriere

martedì, 15 aprile 2008
Red Bird Reef

Barriera corallina con carrozze del metrò

Battezzata Red Bird Reef, come il marchio dei treni di Manhattan, è popolata da numerosi pesci

 

Uno dei vagoni lasciati cadere in mare (dal NyTimes)
DELAWARE (Usa) – I fondali marini, soprattutto vicino alle coste, non sono quasi mai immuni dai rifiuti umani. Nel Delaware, però, accade dal 2001 che nel mare si gettino scarti non per trascuratezza e alla chetichella ma volontariamente e secondo un piano prestabilito. Non tutti i rifiuti, ma solo le carrozze della metropolitana dismesse dal servizio. E con grande gioia dei pesci, che popolano questi relitti industriali così come fanno lungo le coste di altri parti del mondo con le vecchie navi inabissate. Sì, poiché pare che la fauna marina apprezzi particolarmente i vagoni abbandonati e li colonizzi in massa tanto che la discarica continua a essere alimentata di rottami al fine di creare una stabile barriera corallina artificiale a 29 metri di profondità e a 16 miglia marine (30 km circa) dalla costa, battezzata Red Bird Reef, come il marchio dei treni di Manhattan da cui prende vita.

SOVRAFFOLLAMENTO SOTTOMARINO – Quelle che una volta erano vetture in cui le persone si affollavano, oggi sono teatro di una corsa fra pesci che gareggiano a chi arriva prima per assicurarsi un posticino. Le platesse amano accumularsi tra i vagoni, le cozze apprezzano il limo che si forma sui soffitti, le orate litigano per avere accesso ai vagoni e le spugne marine crescono in ogni dove, beatamente al riparo da correnti e altri pericoli. Il tratto di fondale interessato da questo curioso fenomeno, come spiega al sito del New York Times Jeff Tinsman del Department of Natural Resources, si è vistosamente ripopolato tanto che altri Paesi statunitensi pensano di ripetere l'esperienza e competono per assicurarsi le metropolitane di New York, che smista i rottami gratuitamente a differenza di altre città che invece per disfarsi dei vecchi treni si fanno pagare.

SOVRAFFOLLAMENTO DI PESCATORI – La concorrenza non c'è solo nella fornitura di vetture ma anche fra i pescatori che – attratti da un'area marina che dal 1997 a oggi si è trasformata da desertica a sovraffollata – sono passati dalle 300 alle 10 mila trappole. Ora lo Stato del Delaware è perfino preoccupato dalla microcriminalità che appesta il luogo: non solo si verificano furti di pesce ma perfino delle reti usate per catturarli. Tanto che le autorità sono arrivate a chiedere alla marina federale di chiudere la zona ai grandi commercianti ittici.

POLEMICHE – Gli organi statali e federali per l'ambiente hanno già dato il benestare perché l'operazione continui e anzi si estenda ai fondali di altri Stati. Le accuse degli ambientalisti che ricordano la presenza di amianto nella colla usata per costruire i vagoni metropolitani, sono respinte al mittente: l'amianto non sarebbe un rischio né per la vita sottomarina né per gli esseri umani in quanto non trasportato per via aerea.

Serena Patierno
Dal sito del Corriere.it

Postato da: marinz a 14:19 | link | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
articolo, corriere, barriera corallina