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lunedì, 26 ottobre 2009
Articolo sull'Etiopia

Questo è un articolo che ho scritto per un giornalino pubblicato ieri dato che era la giornata mondiali missionaria.

Quest'anno ho avuto la possibilità di tornare in Africa dopo l'esperienza in Sudan del 2003.
Questo desiderio partiva nell'inverno, appena trascorso, nella prospettiva di tornare già dove, io e Icio, eravamo stati ma, purtroppo, per problemi "politici", legati al Darfur, non è stato possibile e quindi c'è stato chiesto se volevamo andare in Etiopia. Abbiamo accolto ben volentieri questa richiesta senza porci troppe domande su cosa avremmo fatto di preciso rendendoci disponili a dare una mano secondo le necessità. Ebbene, a parte una piccola incursione nell'aula informatica dell'high school, dove ho fatto manutenzione e dato un paio di consigli, nel mio ramo ho fatto ben poco dato che mi sono improvvisato elettrico, meccanico, piegatore, assemblatore di sedie e panchine, a secondo di quello che c'era da fare.
Per prima cosa l'Etiopia è più democratica e quindi il contatto con le persone è stato più profondo e dandomi modo di capire meglio un mondo che è davvero lontano dal nostro, non solo nella mentalità o con la tranquillità con cui si fanno le cose, ma anche con la bellezza dei sorrisi che nascondono una realtà davvero difficile. La povertà è molto alta dovuta soprattutto alla mancanza di una infrastruttura che possa supportare un progressivo miglioramento della vita. Basta pensare che la corrente elettrica viene erogata a giorni alterni, almeno dove eravamo noi, mentre da altri parti arriva una volta alla settimana e nella capitale c'è il divieto di lavorare di notte per poterne sfruttare la presenza.
Oltre questo ci sono poche strade asfaltate e nessun trasporto su ferrovia, non ci sono risorse, quali petrolio e diamanti, che possono interessare investimenti esteri per poter far crescere economicamente il paese ma nonostante tutto, e la voglia delle persone di emigrare in occidente, l'Etiopia cerca di emergere da questa situazione puntando sul turismo, con la costruzione di tanti hotel, e la scolarizzazione incentivando le scuole a creare classi numerose e costruendo poli universitari, come quello in continua espansione a Dilla, paesone di 70 mila abitanti dove c'è il centro professionale salesiano, oltre la scuola primaria e secondaria, dove eravamo noi.
Di cose da dire, che si accavallano in testa e nel cuore, sono davvero tante ma la descriverle è davvero difficile perchè ho paura di non riuscire a trasmettere tutto quello che ho vissuto, ho provato e porto nel cuore, anzi che porterò sempre, dato che immergersi in una realtà differente dalla nostra, fuori dai nostri schemi mentali, ti segna profondamente anche se, tornati alla quotidianità, si riprende subito la frenesia di una vita occidentale che non ti porta a riflettere su quello che hai ma su quello che vorresti mentre in Etiopia, ma penso in tutta l'Africa, avendo il paragone con il Sudan, non si hanno che le cose essenziali, quando ci sono.
Potrei parlarvi, quindi, delle aspettative di questo paese in cui si stanno costruendo alberghi sperando di portare del turismo, come accennavo prima, oppure della sicurezza sul lavoro, che non so se piangere o ridere per quello che ho visto, oppure parlare della bellezza dei visi e della disponibilità donata, o del gioco dei bambini delle biglie (o bilie) "tocco e spanna" che giocavo nel cortile di casa con gli amici, oppure di come si gioca a calcio scalzi o di come prendendo un coperchio di plastica, un pezzo di fil di ferro e un bastone si faccia a gare a chi arriva più lontano. Potrei parlare delle richieste delle scarpe, della maglietta, di una latta di vernice vuota da rivendere per avere pochi birr, moneta locale, per comprare un ghiacciolo alla Fanta, alla Coca-cola o alla Sprite oppure del poco mangiare che hanno ma dove, per fortuna, cresce un falso banano (ensete) da cui si ricava una "farina" che permette di avere il qocho, una focaccia scusa e dal sapore aspro. Potrei parlarvi delle distese di teff per fare l'injera, il tipico pane etiope con cui si accompagnano i piatti tradizionali, dei saliscendi che si intervallano all'immenso altipiano. Potrei raccontarsi del desiderio della pioggia in questo periodo delle piogge in cui arriva il temporale ma lascia la terra argillosa asciutta. Potrei dirvi che vivono in un "tempo" tutto loro in cui sono nel 2002 dal nostro 12 settembre 2009 che il loro calendario è di 13 mesi, 12 di 30 giorni e uno per arrivare al capodanno, e che l'anno scorso è stato festeggiato come l'arrivo del nuovo millennio senza contare il fatto che usano le ore del giorno e della notte sullo stile aramaico quindi ci sono le 12 ore del giorno e della notte e che l'ora terza corrisponde alle nostre 15 o che il giorno inizia il primo minuto dopo lo scoccare della dodicesima ora della notte (faccio ancora fatica a calcolare il tempo).
Sono tante le cose che potrei raccontare e che ho accennato in questo articolo ma descrivere quello che ho nel cuore, che è un'immensa gioia di aver vissuto questa esperienza, quello che ho negli occhi, che sono i visi e i sorrisi delle persone incontrate, quello che ho sulla mani, che sono i segni della fatica ma, anche se si stanno rimarginando, rimarranno "vivi" per ricordarmi come è bello lavorare senza un secondo fine se non quello di aiutare un altro, dicevo descrivere è davvero difficile ma credo che si possa riassumere in un ricordo di un tema che ha accompagnato un oratorio estivo: è più bello dare che ricevere.
Chiudo ringraziando Dio che mi ha dato la possibilità di fare questa esperienza, ringraziando tutte le persone che ho incontrato, ringraziando le persone che ci hanno ospitato e ringrazio tutte le persone che mi hanno donato un sorriso che porterò sempre con me perchè un grazie e un sorriso sono doni gratuiti che possono cambiare una giornata, un mese, una vita o addirittura il mondo. 

Postato da: marinz a 07:17 | link | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
articolo, etiopia

martedì, 05 maggio 2009
Storie all'italiana

L'Aquila e il decreto abracadabra

E' stato ribattezzato "decreto abracadabra" per le innumerevoli devianze creative con le quali accompagna il processo di ricostruzione dell'Aquila e dei paesini circostanti. La luna di miele tra gli abruzzesi e Silvio Berlusconi ha subito una prima e significativa increspatura. La lettura approfondita del decreto legge, e la verifica che i soldi all'Abruzzo in gran parte (4,7 miliardi di euro) saranno racimolati dall'indizione di nuove lotterie, dagli interventi sul lotto, e dai sempreverdi provvedimenti anti-evasione, soldi veri niente, e che in più le risorse saranno spalmate su un periodo lunghissimo (da oggi al 2033) hanno creato fremiti di rabbia dapprima isolati e poi sempre più partecipati.

Il tam tam ("Berlusconi ci inganna!") è iniziato, e non è una novità, sui blog. Prima Facebook e poi i partiti. Prima i conclavi nelle tende poi le riunioni istituzionali. Una giovane donna, Rosella Graziani, che sa far di conto, ha messo a frutto tutto il tempo ritrovato e fino alla settimana scorsa inutilizzato per radiografare il decreto legge e poi bollarlo in una lettera pubblica: "Mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito a una ingiustizia tanto grande e a un tale cumulo di menzogne che ha ricoperto L'Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie".

Quali le menzogne e dove l'inganno? I soldi veri, il cash disponibile che Tremonti rende immediatamente spendibile si aggira sul miliardo di euro. Tolte le spese per l'emergenza, restano 700 milioni di euro destinati alla costruzione delle casette temporanee. E qui il primo punto: 400 milioni saranno spesi per edificarle nel 2009 e 300 milioni nel 2010. Se ne dovrebbe dedurre che la totalità delle case provvisorie sarebbero, è bene riusare il condizionale, realizzate totalmente entro l'anno prossimo. Dunque qualcuno avrebbe un tetto a settembre, qualcuno a ottobre, qualche altro a gennaio, o nella primavera che verrà. E' così? E' il dubbio, maledetto, che affligge e turba.

Secondo punto: le casette sono sì temporanee ma il decreto le definisce "a durevole utilizzazione". Durevole. Moduli abitativi condominiali, magari lindi e comodi, a due o tre piani. In legno. Ecocompatibili, risparmiosi, caldi. Perfetti. Possono durare decenni.
E dunque: sarebbero provvisori ma purtroppo paiono proprio definitivi. E, questa è una certezza, sono le uniche costruzioni ad avere pronta una linea di finanziamento. Piccole e sparse new town. New town aveva detto Berlusconi, no? E le case vere? Quelle di pietra?

Qui la seconda questione campale: sembra, a scorrere gli allegati al decreto, che Berlusconi non possa concedere più di 150 mila euro per la ricostruzione dell'abitazione principale. E per di più questi soldi sarebbero veri fino a un certo punto, perciò la definizione di decreto abracadabra. 50 mila euro li concederebbe - cash - il governo; 50 mila li tramuterebbe in credito di imposta (anticipata dalla famiglia terremotata e ammortizzata in un arco temporale di 22 anni); altri cinquantamila sarebbero coperti con un mutuo a tasso agevolato a carico però del destinatario del contributo.

Non si sa bene ancora se sarà così strutturato il fondo. Le norme del decreto possono subire fino al prossimo giovedì emendamenti e correzioni. Quel che comunque sembra chiaro è che la somma ipotizzata (150 mila euro) ammesso che venga confermata, sarà sufficiente per una casa di tipo popolare e di nuova costruzione, ma totalmente sottodimensionata per finanziare i lavori di recupero e restauro conservativo. Nel centro storico dell'Aquila ci sono 800 edifici pubblici e 320 edifici privati, sottoposti a vincoli per il loro pregio.

Recuperi dispendiosi economicamente e, secondo questo decreto, sostanzialmente a carico dei privati.
Così ieri i sindaci delle aree terremotate si sono ritrovati in conclave e hanno iniziato in un borbottio che è poi sfociato in un documento di dura protesta. "Vogliamo vedere nero su bianco i soldi per la ricostruzione e non solo quelli per le casette transitorie. L'Aquila va costruita dov'era e com'era. Così non sarà: a leggere il decreto i tempi sono dilatati fino al 2033, una data ridicola", ha dichiarato la presidente della Provincia Stefania Pezzopane.

Ai dubbi che già gonfiano i primi timori si aggiunge poi l'offesa istituzionale subita dagli enti locali. Il governo, promotore della prima legge costituzionale a vocazione federalista, ha accentrato ogni potere di spesa negando finanche al sindaco dell'Aquila, città epicentro del terremoto e capoluogo di regione, le funzioni commissariali esecutive. Penserà a tutto, come al solito, Guido Bertolaso...


Da LaRepubblica.it (5 maggio 2009)

Postato da: marinz a 12:58 | link | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
articolo

mercoledì, 25 marzo 2009
Come l'occhio di gatto

Il fascino dell'universo è sempre bello... è un po' che non scrivo anche se ho in mente 3 post da pubblicare.... uno è pronto e tra stasera e domani sarà pubblicato mentre gli altri quando avrò un attimo di tempo... a presto, anzi prestissimo intanto però vi lascio con questo articolo... chissà dove saremo fra cinque miliardi di anni :)

La nebulosa «Cat's Eye»
La nebulosa «Cat's Eye»
MILANO - Come finirà, come si trasformerà il Sole quando inesorabilmente morirà fra circa cinque miliardi di anni, una volta esaurita la sua riserva di idrogeno che l’alimenta con un continuo processo di fusione nucleare? La risposta ci viene da una galleria di immagini di nebulose planetarie che gli astrofisici stanno studiando proprio per vedere il destino dell’astro che ci mantiene in vita sulla Terra. La più bella di queste nebulose è senza dubbio quella battezzata “occhio del gatto” (Cat’s Eye) ripresa dal telescopio spaziale Hubble: è una sequenza di disegni e colori straordinari che attraverso una seducente bellezza racconta la tragedia della morte di un corpo cosmico che prima brillava nel buio cosmico.

FIUME DI GAS E POLVERI - Quando una stella termina la sua vita si trasforma in una gigante rossa espandendosi e lanciando nello spazio fiumi di gas e polveri. Nel caso del Sole (che ha una massa 330 mila volte quella della Terra) questo flusso travolgerà i pianeti trasportandoli nello stesso tempo lontani dal loro luogo originario. Le immagini analizzate dagli scienziati mostrano i vari passaggi del fenomeno. E la diffusione nel cosmo dei materiali è una vera inseminazione di elementi chimici che si ritroveranno incorporati nelle future generazioni di stelle.

SOLE IN QUIETE - Intanto il Sole torna a far notizia per la sua insolita quiete. L’anno scorso doveva segnare la ripresa del ciclo undecennale da una bassa attività ad una più elevata. La maggior parte dei mesi era stata segnata dalla tranquillità ma verso la fine dell’anno si registrava una ripresa verso la normalità. L’inizio del nuovo anno dimostra un ritorno alla quiete e se continua così, ma ci sono ancora nove mesi ed è prematuro affermarlo, si potrebbe battere il record del 1913 noto come l’ “anno senza macchie”.

Dal Corriere.it del 25 marzo

Postato da: marinz a 15:27 | link | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
gatto, articolo, universo

lunedì, 23 febbraio 2009
Omaggio a Candido

Volevo scrivere due parole su uno dei grandi giornalisti che ci ha lasciato: Candido Cannavò.
L'ho sempre considerato un vero giornalista, non solo nell'ambito sportivo dove era un maestro, ma in tutto l'ambiente per la sua grande professionalità.
Non ci sono molte parole da dire ma incollo qui il "saluto" di suo figlio, anch'egli giornalista, perchè credo che sia il modo migliore per ricordarlo.


L'addio di papà

È stata un'uscita di scena alla sua maniera, da protagonista, alla Candido.
Nella mensa del giornale, tra un'insalata, un pezzo di formaggio, l'ultimo spicchio di mela da sbucciare. E la compagnia che cercava a pranzo quando non era in giro per l'Italia a tenere conferenze o a ricevere premi: un misto di impiegati, giovani praticanti, segretarie, redattori e capiredattori e talvolta anche qualche vicedirettore come è stato quel giorno che aveva al suo fianco Luciano Fontana. Veniva quasi sempre solo in mensa, ma quando si presentava in sala col vassoio era subito una gara ad averlo al proprio tavolo. Io l'ho guardato da lontano, chiacchierava (certo con più gusto di quanto non provasse a mangiare), l'avrei salutato ma senza aggiungermi al suo gruppo per quel riserbo reciproco che ci portava a limitare, fin troppo, i nostri contatti all'interno del palazzo di via Solferino.

Improvvisamente l'attacco. Lo sguardo un po' smarrito, la bocca leggermente storta sulla sinistra, il braccio e la gamba poco sensibili.
«Candido non sta bene», serpeggia la voce tra i tavoli. Lui continuava a parlare, anzi a conversare come un attimo prima quando la discussione girava attorno all'Inter, a Sanremo a Eluana Englaro. Con quel suo tipico modo di non voler drammatizzare e di intravedere già una via d'uscita. Eccolo il mio papà nel secondo quadro di questo atto finale: sdraiato per terra su un lato mentre spiega ai commensali che già un mese e mezzo fa gli si era addormentata una parte di labbro e che il medico gli aveva dato delle cure.

Era come se parlasse di una terza persona. «Candido, riesci a muovere questa parte?». «Sì, sì va meglio...». Attorno, gli sguardi attoniti di decine di persone ma non c'era pena, semmai tenerezza: il grande Candido sembrava a suo agio anche nell'interpretare l'improvvisa fragilità umana. «Dottore, mi raccomando tenga duro che dobbiamo rimetterla in sesto», diceva l'infermiere dell'ambulanza. «Certo, certo».

Ha avuto il suo pubblico anche nel momento più difficile e si è mostrato così, senza pudori, combattente indifeso.
Il terzo quadro è stato il pronto soccorso dell'ospedale Santa Rita, nel luogo in cui non conta più nulla il nome ma valgono oro lo sguardo e la mano di una persona cara.

L'illusione momentanea di un'ischemia, poi la Tac inesorabile: emorragia cerebrale. Ma lui parlava, chiacchierava, minimizzava: «Sì, c'è un grumo di sangue nel cervello, ora dobbiamo affrontare questa cosa... Lotto, lotto». Questa cosa era una pozza di sangue che stava inondando lentamente il cervello. Lo accarezzavo e lui mi stringeva l'indice. Le parole erano sempre più strascicate, la faccia si stava deformando, l'occhio si storceva ma era come sempre umido. Di vitalità e di passione. In un attimo mi sono rivenuti in mente quei due-tre «fondamentali» della vita che mi ha insegnato: spendersi senza riserve per le cose che ami, trovare il lato positivo in ogni problema; ma anche l'importanza dell'attacco quando affronti un articolo. «Bisogna avvertire la mamma, chiamare Marco, non fare allarmare Marilisa con i bambini...». «Papà, la rubrica per la Gazzetta l'hai scritta?
Sì, diglielo: è in "lavori direzione". Ma la trovano». Sono semplicemente uno dei tanti ai quali Candido ha regalato professione, carattere e amore ma in quegli ultimi momenti ho recuperato il privilegio di essere il figlio di Candido. Ed è bastato quel dito stretto sempre più forte, forse già per semplice scompenso neurologico, che mi trasmetteva gli ultimi sprazzi di vita nella sala nuda di un pronto soccorso.
Ciao papà, hai avuto una vita splendida, hai fatto una fine gloriosa nella sua cruda verità.

Alessandro Cannavò (dal corriere.it del 23 febbraio 2009)

Postato da: marinz a 14:33 | link | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
articolo, candido cannavò

sabato, 31 gennaio 2009
Per un amico

Fra qualche giorno, un caro amico "padre" partià per il Brasile, esattamente Fortaleza, per un periodo di servizio nel centro professionale piamartino che c'è laggiù.

Voglio salutarlo con questo post in cui incollo le parole usate da me per un giornalino qualche giorno dopo la sua ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 2006.

Nell'attesa di riincontrarci o in Italia o in Brasile, Francisco mi ha già detto che dobbiamo venirti a trovare, ti auguro che la missione affidatati sia portata avanti con il carisma che ti contraddistingue e con quel fervore spirituale che hai saputo trasmettere a chi ti ha incontrato.
Buon viaggio Gabry e a presto
.

Questo l'articolo

“Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita.”

Inizio con questo versetto del salmo 15 per descrivere una due giorni che hanno visto l’ordinazione e la celebrazione della prima messa da parte di Gabriele, ora Padre Gabriele, che è stato “chierico” da noi per più di un anno.

Gabriele ha completato il suo ciclo di vita diventando sacerdote della famiglia piamartina sabato 3 giugno. La messa di ordinazione è stata molto sentita, vissuta e partecipata dalle comunità riunite da Brescia, Roma e Milano, luoghi in cui Gabriele ha svolto il suo servizio e la sua crescita spirituale.

Essendo la vigilia di pentecoste molto è stato incentrato sullo Spirito Santo e credo di non commettere errori dicendo che si è visto in pieno l’opera dello Spirito in Gabriele e su tutte le persone che hanno partecipato alla sua gioia di diventare “padre”. Spirito che si poteva “vedere” nei volti dei confratelli intenti a imporre le mani sulla sua testa e al momento della consacrazione dove la potenza e la grazia di Dio si univano per far diventare il pane e il vino il Corpo e il Sangue di Cristo. Quella consacrazione che lo stesso Gabriele avrebbe fatto per la prima volta il giorno dopo alla sua prima messa.

Alla fine della consacrazione è seguito un momento di “gioia” fraterna in cui si sono visti molto giovani unirsi per “congratularsi” con il “prete novello” cercando di dichiararlo “santo subito” ricordando così, secondo me, la figura giovanile di un Giovanni Paolo II che ha dedicato la sua vita per la Chiesa e per gli altri; chissà che il nostro nuovo sacerdote non posso un giorno esserlo, sicuramente ora è “santo del terzo millennio” perché è stato capace di prendere la sua croce e seguire in questo cammino Cristo.

Passo ora a raccontare invece quella che è stata la prima messa di cui prima avevo accennato. E’ stato un momento davvero bello in cui si poteva leggere negli occhi della gente la gioia di partecipare alla pienezza dell’eucaristia uniti a Gabriele. Personalmente mi sono sentito felice per tutto quello che mi circondava, per le parole dette e ascoltate, i gesti fatti e gli scambi di occhiate tra il “nuovo ministro” e il diacono, gli sguardi attenti e gioiosi dei giovani assiepati nelle prime panche per vivere la “Prima Messa”. Molto bello il senso dell’omelia sulle mani di un sacerdote. Mani che sanno accogliere, mani che sanno aiutare, mani che sanno difendere, mani che a volte possono anche ferire ma soprattutto mani che posso e “devono” benedire trasmettendo la grazia di Dio agli altri.

Che dire poi dei ringraziamenti molto sentiti e toccanti, quasi un pacchetto di fazzoletti usato da Gabriele per asciugarsi le lacrime di gioia con cui ringraziava tutte le persone e le comunità che gli sono stati accanto. Credo che non ci siano parole per esprimere questa gioia provata da lui e da noi presenti perché certi momenti o si vivono o non si riescono a raccontare.

Finisco qui dicendo che c’è un “padre” in più in mezzo a noi, pronto a vivere il carisma di Padre Piamarta e a portarlo agli altri.

Postato da: marinz a 21:59 | link | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
articolo, padre gabriele

venerdì, 05 dicembre 2008
Un sorriso non si nega a nessuno

Stamattina leggevo su City dello studio sulla Felicità che è contagiosa.
Arrivo in ufficio e trovo che La Repubblica che ha fatto un articolo, di cui copio e incollo la prima parte, che termina con la parola Empatia che, strano caso del destino, è stato oggetto di una riflessione in questi giorni.
L'empatia la usa nei Giochi di Ruolo ed era una comunicazione diretta con un animale di cui potevo prenderne le caratteristiche... inutile dire che ero empatico con gli orsi e lupi, prendendo le caratteristiche di un orso in caso di necessità :)
Poi ho cominciato ad usare questo termine per identificare una persona con cui entravo facilmente in relazione e con cui potevi confidarmi... ieri però ho trovato il termine giusto su Wikipedia dove riporto una parte:
"Nell'uso comune, è l'attitudine ad essere completamente disponibile per un'altra persona, mettendo da parte le nostre preoccupazioni e i nostri pensieri personali, pronti ad offrire la nostra piena attenzione. Si tratta di offrire una relazione di qualità basata sull'ascolto non valutativo, dove ci concentriamo sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell'altro."

Quindi questo conferma che un sorriso è contagioso e basta poco per rendere la giornata diversa alle persone che si incontrano... e di seguito un motto che cerco sempre di rispettare durante le giornate: "sorridi alla vita e la vita ti sorriderà" :)

Il contagio della felicità

Una ricerca dimostra come la gioia passa di persona in persona
di ELENA DUSI

La felicità non riesce a stare sola. Traspare dagli occhi, trasuda nelle mani, vibra nel corpo e alla fine come un virus scappa e si trasmette a chi si trova accanto. E c'è un gruppo di scienziati che ha provato a disegnare una mappa del "contagio", chiedendo a 5mila individui, per ben vent'anni di seguito, quanto si sentissero felici, facendo il riscontro con mogli, fratelli, amici e vicini di casa. A furia di unire puntini colorati (le persone, ognuna con il suo punteggio del buon umore) si è formato sul tavolo dei ricercatori americani un disegno che sembra quello di una mano innervata da vasi sanguigni. Ogni pulsazione della felicità parte da un punto e si trasmette come un fluido lungo tutto l'organismo.

Non tutto è rose e fiori, ovviamente. Anche il contagio segue le sue regole, e gli autori della ricerca "La diffusione della felicità in un'ampia rete sociale di individui", pubblicata oggi sul British Medical Journal, ne hanno individuate alcune. La legge del contagio, per iniziare, non sembra funzionare fra colleghi.

Il luogo di lavoro è come un cuscinetto che blocca il flusso di felicità da un individuo all'altro" spiegano James Fowler dell'università della California a San Diego e Nicolas Christakis dell'Harvard Medical School. I due (sociologo il primo, un medico specializzato nel rapporto fra umore e salute il secondo) sono gli autori di uno studio che ha scavato fra montagne di dati, interviste e fatti personali relativi a 5.124 persone negli Stati Uniti.

Nonostante il successo dei gruppi su Internet - è
la seconda regola del contagio - le emozioni positive non sono capaci di viaggiare né in rete né via telefono. Come un virus vero e proprio, la felicità per trasmettersi ha bisogno del contatto fisico. E questo ci riporta un po' più indietro nella nostra scala evolutiva, ai tempi in cui la tecnologia delle comunicazioni non aveva ancora messo le ali. "Molte delle nostre emozioni si trasmettono attraverso i segnali del corpo, e il viso ha un ruolo principe in questo", spiega Pio Ricci Bitti, che insegna psicologia all'università di Bologna e ha studiato la comunicazione dei sentimenti tra gli uomini.

"Il contagio dipende probabilmente dal meccanismo dell'empatia e dei neuroni specchio. Quando osserviamo una persona manifestare un sentimento, nel nostro cervello si attivano le stesse aree che sono "accese" in quel momento nel cervello dell'interlocutore".
Continua...

Postato da: marinz a 08:43 | link | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
empatia, sorriso, articolo

martedì, 04 novembre 2008
Il Bacio di Hayez

Stamattina, sfogliando il giornale Corriere online, ho letto la notizia, relativa al Bacio di Hayez, che riporto a fine post.

Il Bacio è un bellissimo quadro conservato nella Pinacoteca di Brera che mi  è capitato di vedere diversi anni fa, quando avevo 15 anni circa, e che mi è sempre rimasto impresso per la sua bellezza. Negli anni poi ho scoperto che ne erano state fatte 4 copie da Hayez differenti nei particolari, ma quello che secondo me rimane il più bello e incantevole è quello della Pinacoteca.
Quello che mi ha colpito allora, e che mi colpisce ancora, è la bellezza e la sinuosità della stoffa azzurra della dama, la luce che si concentra sulle figure che dolcemente si baciano e proietta l'ombra sulla scala.
Sicuramente uno dei quadri che preferisco.

Qui sotto la prima immagine è quella della pinacoteca, poi ho inserito l'articolo e l'immagine venduta all'asta.


LONDRA - È uno dei dipinti più noti, entrato nell'immaginario collettivo per la sua potenza romantica, di suggestione, di abbandono amoroso. «Il bacio» di Francesco Hayez (1791-1882), uno dei simboli del Risorgimento italiano, andrà all'asta da Sotheby's a Londra mercoledì 12 novembre. L'opera del 1861 è una delle quattro versioni del «Bacio» realizzate da Hayez: oltre a quella in vendita, proveniente da una raccolta privata tedesca, ci sono la più celebre, quella conservata a Milano nella Pinacoteca di Brera, e due quadri più piccoli presenti in collezioni private italiane.

L'OPERA - Il dipinto sarà battuto da Sotheby's con una stima di 4/600mila sterline (505/760mila euro). Fu commissionata ad Hayez da Federico Mylius, discendente di Enrico, celebre mecenate milanese. Hayez considerò «Il Bacio» una delle sue composizioni più importanti, che traeva ispirazione da riferimenti storici e letterari per indicare l'età romantica e per diventare infine espressione del nuovo spirito del nascente Regno d'Italia. La coppia immortalata in un appassionato bacio è una chiara allusione a Romeo e Giulietta di Shakespeare e a Renzo e Lucia di Manzoni, oltre che un'icona della neonata nazione italiana. In questo soggetto Hayez riunì le principali caratteristiche del romanticismo italiano, l'attenzione verso i concetti di naturalezza e sentimento (l'amore individuale), ma soprattutto verso gli ideali risorgimentali (l'amore per la patria). Rispetto al «Bacio» custodito a Brera, del 1859, la versione che andrà all'asta, realizzata due anni più tardi, mostra la donna con un abito bianco anziché celeste, per indicare uno dei tre colori della bandiera italiana.
(Dal Corriere.it del 3 novembre 2008)


Postato da: marinz a 09:29 | link | commenti (20) / commenti (20) (pop-up)
shakespeare, quadri, articolo, corriere

martedì, 21 ottobre 2008
La chiesa si sposta!

In attesa di riuscire a trovare un momento per sistemare le foto e poi pubblicarle, posto questa curiosa notizia:

Strane cose in Cina: un pezzo della cattedrale di San Domenico a Fuzhou, nella provincia di Fujian, è stata fatta ruotare di 90° e spostata per fare posto a una nuova strada. Si tratta di una chiesa cattolica costruita nel 1864 da un prete italiano e poi modificata nel 1932: l'area dove alloggiano i preti è stata trainata con un sistema formato da 400 ruote per 75 metri e poi ruotata e sistemata in un punto che non crea problemi. (Reuters)
Nelle foto la sequenza



Postato da: marinz a 08:40 | link | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
cina, articolo

martedì, 13 maggio 2008
Parole nello spazio

Un scritto attorno al sole custodito in un telescopio spaziale
Si può inoltrarlo a un sito. Potrà essere inserito in un Dvd che viaggerà con la sonda «Kepler»

 

Uno schema della sonda Kepler (Nasa)
Affascinante iniziativa per gli scrittori che vogliono consegnare all'eternità dello spazio interplanetario una loro breve opera firmata. In occasione dell'anno internazionale dell'Astronomia (2009) la Nasa offre a chiunque lo desideri la possibilità di ospitare una composizione di 500 parole (una paginetta dattiloscritta) da inserire in un Dvd che sarà posto all'interno della sonda interplanetaria Kepler. Kepler è un grande telescopio spaziale, progettato dagli ingegneri dell’Agenzia spaziale americana, che resterà a girare attorno al Sole, diventando un piccolissimo pianeta artificiale.

LA MISSIONE DI KEPLER - Il suo compito è di cercare altre Terre che orbitano attorno a stelle lontane della nostra Galassia (o Via Lattea). Finora i telescopi terrestri hanno scoperto oltre 150 pianeti extrasolari di grandi dimensioni; ma a causa della turbolenza atmosferica, non hanno potuto individuare con certezza pianeti di piccole dimensioni simili alla nostra Terra. Kepler, che sarà lanciato il prossimo febbraio 2009, potrà rintracciare i pianeti terrestri extrasolari grazie a un telescopio di un metro di diametro e a un sensibilissimo fotometro. La tecnica adottata per la ricerca consisterà nell’osservazione di ‘transiti’ dei pianeti extrasolari davanti ai dischi stellari, in modo da ricavarne dimensioni e caratteristiche orbitali.

ALLA RICERCA DI NUOVE «TERRE» - «Per la prima volta -assicurano i responsabili della missione- sarà possibile individuare decine di Terre lontane che si trovano a distanze dai loro Soli compatibili con la formazione di acqua e, di conseguenza, con condizioni ambientali adatte allo sviluppo della vita». Nel giro di un quinquennio Kepler potrebbe fornire un elenco di almeno una cinquantina di pianeti gemelli al nostro, verso cui indirizzare ulteriori ricerche. Per partecipare all’avventura letterario-spaziale, basta andare all’indirizzo http://namesinspace.seti.org/, compilare un modulo elettronico con le proprie generalità, e inserire il proprio componimento all’interno di un apposito spazio entro l'1 novembre 2008. L’argomento dovrà essere coerente con la natura della missione di Kepler, anche se sulla forma letteraria non ci sono vincoli di sorta. Una copia del Dvd con tutti i testi ricevuti sarà conservata anche presso lo Smithsonian Institution’s National Air and Space Museum. Una raccomandazione finale: quando scrivete il vostro componimento, riflettete sulla possibilità che, fra qualche secolo o millennio, esso potrebbe essere ritrovato come un messaggio in una ‘bottiglia spaziale’ dai ignari terrestri o da visitatori di altri mondi. Dunque, mettetecela tutta per formulare pensieri edificanti!

Franco Foresta Martin
13 maggio 2008

Postato da: marinz a 22:30 | link | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
viaggio, articolo, universo

martedì, 15 aprile 2008
Red Bird Reef

Barriera corallina con carrozze del metrò

Battezzata Red Bird Reef, come il marchio dei treni di Manhattan, è popolata da numerosi pesci

 

Uno dei vagoni lasciati cadere in mare (dal NyTimes)
DELAWARE (Usa) – I fondali marini, soprattutto vicino alle coste, non sono quasi mai immuni dai rifiuti umani. Nel Delaware, però, accade dal 2001 che nel mare si gettino scarti non per trascuratezza e alla chetichella ma volontariamente e secondo un piano prestabilito. Non tutti i rifiuti, ma solo le carrozze della metropolitana dismesse dal servizio. E con grande gioia dei pesci, che popolano questi relitti industriali così come fanno lungo le coste di altri parti del mondo con le vecchie navi inabissate. Sì, poiché pare che la fauna marina apprezzi particolarmente i vagoni abbandonati e li colonizzi in massa tanto che la discarica continua a essere alimentata di rottami al fine di creare una stabile barriera corallina artificiale a 29 metri di profondità e a 16 miglia marine (30 km circa) dalla costa, battezzata Red Bird Reef, come il marchio dei treni di Manhattan da cui prende vita.

SOVRAFFOLLAMENTO SOTTOMARINO – Quelle che una volta erano vetture in cui le persone si affollavano, oggi sono teatro di una corsa fra pesci che gareggiano a chi arriva prima per assicurarsi un posticino. Le platesse amano accumularsi tra i vagoni, le cozze apprezzano il limo che si forma sui soffitti, le orate litigano per avere accesso ai vagoni e le spugne marine crescono in ogni dove, beatamente al riparo da correnti e altri pericoli. Il tratto di fondale interessato da questo curioso fenomeno, come spiega al sito del New York Times Jeff Tinsman del Department of Natural Resources, si è vistosamente ripopolato tanto che altri Paesi statunitensi pensano di ripetere l'esperienza e competono per assicurarsi le metropolitane di New York, che smista i rottami gratuitamente a differenza di altre città che invece per disfarsi dei vecchi treni si fanno pagare.

SOVRAFFOLLAMENTO DI PESCATORI – La concorrenza non c'è solo nella fornitura di vetture ma anche fra i pescatori che – attratti da un'area marina che dal 1997 a oggi si è trasformata da desertica a sovraffollata – sono passati dalle 300 alle 10 mila trappole. Ora lo Stato del Delaware è perfino preoccupato dalla microcriminalità che appesta il luogo: non solo si verificano furti di pesce ma perfino delle reti usate per catturarli. Tanto che le autorità sono arrivate a chiedere alla marina federale di chiudere la zona ai grandi commercianti ittici.

POLEMICHE – Gli organi statali e federali per l'ambiente hanno già dato il benestare perché l'operazione continui e anzi si estenda ai fondali di altri Stati. Le accuse degli ambientalisti che ricordano la presenza di amianto nella colla usata per costruire i vagoni metropolitani, sono respinte al mittente: l'amianto non sarebbe un rischio né per la vita sottomarina né per gli esseri umani in quanto non trasportato per via aerea.

Serena Patierno
Dal sito del Corriere.it

Postato da: marinz a 14:19 | link | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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