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Mi è capitato, in questa sere, di ascoltare alcune canzoni dello Zecchino d'Oro.
Devo dire che la mia canzone preferita rimane il "Coccodrillo come fa" perchè è orecchiabile e rimane in testa, oltre che piace da morire a mio nipote, però quest'anno mi ha colpito il testo di una canzone, a cui la musica fa da bel contorno.
Queste le parole che mi piacciono:
"Sono le piccole cose belle che fanno bella la nostra vita.
Quando accadono all'improvviso un sorriso spunterà.
Sono le piccole cose belle che regalano felicità
E ti cambiano la giornata
Se le vivi con semplicità."
E per chi sà che un sorriso non può essere comprato e che con le cose semplici si vive alla grande questa canzone non può che far sorridere e mettere di buon umore.
Buona visione per chi vorrà vederla e ascoltarla :)
Continuo il post precedente unendolo a questo con una linea invisibile che passa sempre attraverso il viaggiare dei migranti.
In questo video Erri De Luca parla di Chisciotte, l'ultimo arrivato dei cavalieri erranti, e del suo viaggio visionario in cui non vincendo mai nessuna avventura è uno degli "invincibili" perchè è uno che non si lascia abbattere ed è pronto a rialzarsi per combattere di nuovo.
"E invincibili sono anche i migratori che percorrono la Terra a piedi per venirci a trovare"
Vi lascio all'ascolto e alla visione di questo piccolo video: prendetevi 10 minuti per ascoltarlo e riflettere sulle parole che ascolterete.
Ieri sera sono andato a teatro a vedere "La Nave Fantasma", che ha vinto il Premio Gasmann nel 2005 come miglior testo italiano.
Lo spettacolo è portato avanti da Renato Sarti e da Bebo Storti, che cambiandosi continuamente, impersonano diversi personaggi, alcuni reali in diverse scene che hanno come sfondo la tragedia di Natale del 1996 in cui, a seguito dell'affondamento della nave, morirono 283 migranti.
Sono rimasto favorevolmente colpito da come è stato pensato e come il susseguirsi di parti momenti grotteschi e comici e momenti tragici e di riflessione perchè si riesce a pensare a questa immane tragedia senza il peso di qualcosa di opprimenti ma che ti mette difronte a dei fatti e ti rendi conto di come, molte volte, la vita è ingiusta ed è il potere che decide le cose e i mezzi da impiegare.
Il finale, poi, in cui interagisce tutto il pubblico, lascia davvero nell'immaginazione quello che potrebbero essere stati gli ultimi momenti di vita di quei ragazzi che cercavano una via di fuga da quello che era un mondo pieno di ingiustizia, peccato che sono caduti nell'ingiustizia più grande che potesse esserci, il potere dei soldi ricavati sulla vita umana, che li ha portati alla morte, ed una morte atroce.
Partendo da questi fatti mi chiedo se ci domandiamo il reale motivo che spingono le persone a lasciare la casa per affidarsi a mani di estranei. Ormai la comunicazione mondiale esiste da tutte le parti e non credo che molti di quelli che partono non sappiano cosa li attende, ma il desiderio di riuscire o scappare in o da qualcosa è più forte del pericolo a cui vanno incontro.
Oltre questo lo spettacolo ricorda come anche noi siamo stati micranti verso le americhe e ancora noi siamo stati accolti, in alcuni casi, come indesiderati e quindi dovremmo davvero pensare a queste cose prima di giudicare o di dire la nostra idea. E' stato bello il parallelismo, nel gioco a quiz dello spettacolo, tra i fatti "moderni" e i fatti che riguardavano i nosti avi... siamo forse tanto diversi noi da quelli che vivono in una terra povera e oppressa?
Non credo che si debba aggiungere altro visto che continuamente si legge sui giornali delle vicessitudini che riguardano i poveri... perchè, è inutile nascoderlo, chi comanda al giorno d'oggi è il dio denaro e per conto suo si attuano le più crudeli battaglie e i crimini più ignobili senza che si possa fare molto... mi va il pensiero al Sudan martoriato da anni di guerra, oltre che il disarmante problema del Darfur, e al Congo che sta vivendo uno dei periodo più brutti della sua storia.
Giornate intense queste con il lavoro che assorbe tante energie... ma stasera vado al concerto di Guccini, che tra le sue canzoni ce n'è una dedicata a Cyrano.
Cercando in giro in internet, su suggerimento di una cara amica, ho trovato la poesia, "usurpata" poi in una parte dai Baci Perugina, che parla del bacio.
Ve la incollo qui sotto.
"Parlavamo d'un..."
"bacio. Nè vedo in verità
perchè la vostra bocca sia così timorosa.
Se la parola è dolce, che sarà mai la cosa?
Irragionevol tema non vi turbi la mente:
poco fa non lasciaste quasi insensibilmente
l'arguto cinguettio per passar senza schianto
dal sorriso al sospiro e dal sospiro al pianto?
Ancora un poco, un poco solo ancora, vedrete:
non c'è dal pianto al bacio che un brivido..."
"Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto
un poco più da presso, un più preciso patto,
una confessione che sigillar si vuole,
un apostrofo roseo messo tra le parole
<<t'amo>>; un segreto detto sulla bocca, un istante
d'infinito che ha il fruscio di un'ape tra le piante,
una comunione che ha gusto di fiore,
un mezzo di poteri respirare un po' il cuore
e assaporarsi l'anima a fior di labbra..."
Stamattina, sfogliando il giornale Corriere online, ho letto la notizia, relativa al Bacio di Hayez, che riporto a fine post.
Il Bacio è un bellissimo quadro conservato nella Pinacoteca di Brera che mi è capitato di vedere diversi anni fa, quando avevo 15 anni circa, e che mi è sempre rimasto impresso per la sua bellezza. Negli anni poi ho scoperto che ne erano state fatte 4 copie da Hayez differenti nei particolari, ma quello che secondo me rimane il più bello e incantevole è quello della Pinacoteca.
Quello che mi ha colpito allora, e che mi colpisce ancora, è la bellezza e la sinuosità della stoffa azzurra della dama, la luce che si concentra sulle figure che dolcemente si baciano e proietta l'ombra sulla scala.
Sicuramente uno dei quadri che preferisco.
Qui sotto la prima immagine è quella della pinacoteca, poi ho inserito l'articolo e l'immagine venduta all'asta.

LONDRA - È uno dei dipinti più noti, entrato nell'immaginario collettivo per la sua potenza romantica, di suggestione, di abbandono amoroso. «Il bacio» di Francesco Hayez (1791-1882), uno dei simboli del Risorgimento italiano, andrà all'asta da Sotheby's a Londra mercoledì 12 novembre. L'opera del 1861 è una delle quattro versioni del «Bacio» realizzate da Hayez: oltre a quella in vendita, proveniente da una raccolta privata tedesca, ci sono la più celebre, quella conservata a Milano nella Pinacoteca di Brera, e due quadri più piccoli presenti in collezioni private italiane.
L'OPERA - Il dipinto sarà battuto da Sotheby's con una stima di 4/600mila sterline (505/760mila euro). Fu commissionata ad Hayez da Federico Mylius, discendente di Enrico, celebre mecenate milanese. Hayez considerò «Il Bacio» una delle sue composizioni più importanti, che traeva ispirazione da riferimenti storici e letterari per indicare l'età romantica e per diventare infine espressione del nuovo spirito del nascente Regno d'Italia. La coppia immortalata in un appassionato bacio è una chiara allusione a Romeo e Giulietta di Shakespeare e a Renzo e Lucia di Manzoni, oltre che un'icona della neonata nazione italiana. In questo soggetto Hayez riunì le principali caratteristiche del romanticismo italiano, l'attenzione verso i concetti di naturalezza e sentimento (l'amore individuale), ma soprattutto verso gli ideali risorgimentali (l'amore per la patria). Rispetto al «Bacio» custodito a Brera, del 1859, la versione che andrà all'asta, realizzata due anni più tardi, mostra la donna con un abito bianco anziché celeste, per indicare uno dei tre colori della bandiera italiana.
(Dal Corriere.it del 3 novembre 2008)
