Un mondo magico per cambiare la realtà

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giovedì, 19 novembre 2009
Dov'è finita l'avventura?

Ho trovato questo articolo molto interessante.
Uno perchè si torna indietro nel tempo quando l'avventura dell'esplorazione era una grande esperienza. Ormai noi siamo abituati "a sapere tutto" e quindi il gusto della scoperta o dell'esplorazioni riguardano davvero pochi. Anche la voglia di esplorazione dell'universo ormai è legato ai film e alla fantascienza facendo perdere quell'istinto avventuriero che faceva salpare marinai semplice e li faceva tornare eroi.

Due perchè si cerca di riscoprire sapori perduti. Un po' come andare alla ricerca del tempo perduto inzuppando una "Madeleine" nel the, per citare Proust assaporando un gusto ormai perso. Ormai quasi tutti i prodotti non sono più fatti con materie prime naturali ma "cresciute" in serra o laboratorio per creare sapori sempre più ricercati ma così poco naturali.

L'articolo seguente è preso dal Corriere.it

 
Si trova nella capanna della spedizione Nimrod di Shackleton
Polo Sud: alla ricerca del whisky abbandonato cento fa
Due casse individuate nel 2006, ma erano troppo imprigionate nel ghiaccio per recuperarle
La capanna di Shackleton a capo Royds
La capanna di Shackleton a capo Royds
WELLINGTON - Un gruppo di esploratori neozelandesi andrà alla ricerca di due casse di whisky abbandonate nel ghiaccio del polo Sud dalla prima spedizione guidatata da Ernest Shackleton nel 1909 (la spedizione Nimrod). L'idea - tra lo storico, l'archeologico e il marketing - è venuta a una distilleria scozzese, la McKinlay and Co., il cui whisky era stato portato come conforto dalla spedizione britannica cento anni fa.
SOTTO LA CAPANNA - Gli attuali proprietari della distilleria hanno dichiarato che intendono recuperare il whisky per effettuare alcune analisi e vedere se rilanciare quella particolare qualità, che ora non viene più prodotta. La spedizione del New Zealand's Antarctic Heritage Trust utilizzerà speciali trivelle per perforare il ghiaccio e recuperare le casse sepolte sotto una spessa coltre presso la capanna di Shackelton a capo Royds sull'isola Ross. Come ha chiarito Al Fastier, che guiderà la spedizione che partirà in gennaio, le casse erano state individuate già nel 2006 sotto il pavimento di legno della capanna, ma erano troppo imprigionate nel ghiaccio per poter essere recuperate.
RIPRODUZIONE - Comunque non saranno recuperate tutte le bottiglie, ma solo alcune. Le altre resteranno dove sono, secondo le norme di conservazione concordate dalle dodici nazioni del Patto antartico. Secondo Richard Paterson, mastro miscelatore della Whyte & Mackay's, gli attuali proprietari, il whisky di Shackleton è ancora «bevibile» e dovrebbe avere lo stesso gusto di un secolo fa. Se riuscisse a ottenerne un campione, sarebbe in grado di riprodurlo.
SHACKLETON - La spedizione Nimrod, dal nome della nave impiegata, durò dal 1907 al 1909 e non fu quella tragica che rese immortale il nome del capitano Shackleton che invece venne effettuata tra il 1914 e il 1916.

Postato da: marinz a 09:39 | link | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
articolo, corriere

domenica, 15 novembre 2009
Tempo di Attesa

In questo periodo di "attesa" ho trovato questa bellissima canzone scritta da Mango e cantata da Bocelli, messa su youtube con belle immagini autunnali.
Buon ascolto



Questo il testo

Tu da sempre come un canto
Sciogli la malinconia
Dai sorriso al sole spento
Sai guarire la realtà
Ecco perchè canto di te
Quasi d’amore

A metà di un sentimento
Tu da quale parte stai
Forse cento forse un giorno
Tutto o niente poco importa sai
Ecco perchè nascono in te
Nespoli rosa
Da parte mia che vuoi che sia l’attesa

E parlami dal cuore
Io ti proteggerò
Somigli al nuovo amore

Potrei morirne anche per un po’
Per poi recominciare
Parlami ancora di te
Consuma il tempo
Comunque sia l’anima
è qui nel tuo cielo
E parlami dal cuore

Sei il mio filo appeso al vento
Sei quell sogno che non c’è
Sei il mio nuovo, sei il momento
Sei quell’aria che non sei

Cercami in te come se in me
Fossi sospesa
Da parte mia che vuoi che sia l’attesa
E parlami dal cuore
Io ti proteggerò
Somigli al nuovo amore

Potrei morirne anche per un po’
Per poi ricominciare
Parlami ancora di te
Consuma il tempo
Comunque sia l’anima
è qui nel tuo cielo
E parlami dal cuore
Perchè per dare un senso ai sensi
Voglio vivere di … te


Postato da: marinz a 19:31 | link | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
ascolto, natale, preghiera

domenica, 08 novembre 2009
La fragile strada

E' una domenica di quasi inverno e l'acqua che scende copiosa da stamattina, accompagnata da un freddo pungente, di un autunno ormai inoltrato, porta con se tanti pensieri. E mentre cala la sera mi ritrovo a guardare una foto scattata un mese fa in riva al mare, dove una distesa di piccole conchiglie, bianche e rosa, lastricavano la spiaggia, disegnando una strada che non si sapeva da dove iniziava ne dove finiva.

La vita è così strana, a volte, che ti lascia in questa strada bella a vedersi, ma fragile sotto i tuoi piedi, e non sai fino a dove la potrai percorrere, senza sapere quanti "gusci" rotti o incrinati lascerai alle spalle, ma con la consapevolezza che camminandoci sopra non affondi negli affanni sabbiosi della vita.

Postato da: marinz a 16:10 | link | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
pensieri, strada, conchiglie

venerdì, 30 ottobre 2009
Samhain - Capodanno Celtico

Lo Samhain è il nome del capodanno celtico che si celebra al tramonto del 31 ottobre. Lo Samhain è anche chiamato Hallowen che è la contrazione della frase inglese "All Hallow's Eve" cioè veglia di Ognisanti.

In questa notte la tradizione druidica o celtica, i druidi infatti erano i sacerdoti dei Celti, era importante perchè iniziava un nuovo anno e in questa notte secondo la tradizione i defunti tornavano a visitare le loro antiche dimore assieme ai folletti, dato che la porta, che metteva in comunicazione il nostro mondo con quello antico delle fate, si apriva e permetteva agli abitanti dell'altrove di entrare in contatto con gli umani. 

Da allora la tradizione ha trasformato questa festività religiosa in una festa consumistica, un po' come è avvenuto per il Natale nella religione cristiana, dove il costume dell'orrore o del regno dell'oltretomba la fa da padrona.
Anche il cristianesimo a recuperato questa data "pagana" con la festa di Ogni Santi in cui si celebra una festività per ricordare la vita di persone, particolarmente devote, e che possono portare beneficio anche dopo la loro morte, compiendo miracoli, cioè "tornando" con la loro aurea e potenza per incontrare le persone che li invocano.

Per questa tradizionale festa celtica avevo scritto un racconto del mio Druido Earyn nel lontano 2005, nel mio space msn, che incollerò qui sotto dopo aver parlato del Capodanno Celtico a Milano.

Come dicevo sopra ormai tutto è commercializzato però nei tre giorni dello scorso week-end, per il decimo anno consecutivo, ha visto diversi gruppi di rievocazione storica assediare, con tende e con stand, una parte del parco sempione; oltre a questo ci sono stati diversi concerti invitando gruppi scozzesi e irlandesi. Una cosa carina da visitare se capita, cmq un'altra opportunità che da Milano con le numerose iniziative in questo periodo.

Questo invece il racconto e questo il
link diretto al mio "spaces" parallelo


Il Druido Earyn si preparava per la giornata più importante della sua vita: quella sera sarebbe diventato gran sacerdote della porta tra i regni.

Fin da piccolo Earyn, di razza elfica, si mosse verso quello che sarebbe stato il suo destino. Intraprese da subito la via della conoscenza druidica leggendo antiche pergamene che gli erano state lasciate dai suoi genitori scomparsi in una notte d’estate. Da allora la natura e le piante non avevano più avuto segreti diventando ben presto uno dei maggiori guaritori della regione. Era di bel aspetto, slanciato come gli elfi, di una pelle verde smeraldo che ai raggi solari sembrava argentarsi, aveva splendide orecchie a punta, con occhi di un verde intenso, il linguaggio era fluente e ricco di terminologie sconosciute o non più usate nel suo villaggio. I suoi abiti era una lunga tunica argentea cinta al fianco da una cintura di pregiata liana, cresciuta nel suo giardino, ornata da una leggera e bella fibia d’oro appartenuta a suo padre e al fianco l'immancabile falcetto d’oro che ogni druido porta.

Adulto aveva deciso di abbandonare il villaggio e partire per unirsi alla setta druidica della foresta Thiedel, sorta nei pressi del santuario di Stonehage. Dopo un lungo viaggio era riuscito a farsi accettare come novizio presso di loro. Le sue grandi doti impressionarono i vecchi e saggi maestri che insegnavano le tecniche e spiegavano come trasmette una cultura millenaria di generazione in generazione, di come la natura fosse l’essenzialità della vita e che una semplice foglia potesse far cambiare il corso della storia regalando vita o morte. Un saggezza che Earyn apprendeva restandone sempre più meravigliato. Saggezza che sentiva nella sua linfa fin dai tempi in cui i suoi genitori decisero, appena nato, di consacrarlo alla madre di tutte le madri. E giorno dopo giorno la crescita spirituale lo portò a diventare, in giovane età, uno dei grandi saggi e giungere, oggi, come successore del vecchio sacerdote di Stonehage che era tornato alla terra.

Il giorno di Samhain era iniziato, un pallido sole era sorto e i primi raggi passavano a fatica la nebbia che ricopriva le punte dei rami e la radura dove sorgeva il santuario. Nebbiolina che leggermente bagnava l’erba e rifletteva il raggio del sole, creando un piccolo arcobaleno sulle pietra del santuario di Stonehage, che compariva maestoso segnando lo scorrere del tempo giorno dopo giorno, ora dopo ora, secondo dopo secondo. Quella sera Earyn sarebbe diventato colui che possiede la saggezza di fermare il tempo, solo per qualche ora, per far aprire le porte del regno dell’aldiquà con il regno dei trapassati. Ma Earyn aveva un sogno segreto, il sogno che ogni figlio vorrebbe avere se avesse perso i genitori in tenera età, il sogno di riabbracciare i proprio genitori e ringraziarli per averlo messo al mondo. E questo sogno si sarebbe ripetuto anno dopo anno e secolo dopo secolo finché anche lui non li avrebbe raggiunti nell’altro regno e avrebbero vissuto felici per tutta l’eternità.

Postato da: marinz a 10:11 | link | commenti (14) / commenti (14) (pop-up)
racconto, druidi

lunedì, 26 ottobre 2009
Articolo sull'Etiopia

Questo è un articolo che ho scritto per un giornalino pubblicato ieri dato che era la giornata mondiali missionaria.

Quest'anno ho avuto la possibilità di tornare in Africa dopo l'esperienza in Sudan del 2003.
Questo desiderio partiva nell'inverno, appena trascorso, nella prospettiva di tornare già dove, io e Icio, eravamo stati ma, purtroppo, per problemi "politici", legati al Darfur, non è stato possibile e quindi c'è stato chiesto se volevamo andare in Etiopia. Abbiamo accolto ben volentieri questa richiesta senza porci troppe domande su cosa avremmo fatto di preciso rendendoci disponili a dare una mano secondo le necessità. Ebbene, a parte una piccola incursione nell'aula informatica dell'high school, dove ho fatto manutenzione e dato un paio di consigli, nel mio ramo ho fatto ben poco dato che mi sono improvvisato elettrico, meccanico, piegatore, assemblatore di sedie e panchine, a secondo di quello che c'era da fare.
Per prima cosa l'Etiopia è più democratica e quindi il contatto con le persone è stato più profondo e dandomi modo di capire meglio un mondo che è davvero lontano dal nostro, non solo nella mentalità o con la tranquillità con cui si fanno le cose, ma anche con la bellezza dei sorrisi che nascondono una realtà davvero difficile. La povertà è molto alta dovuta soprattutto alla mancanza di una infrastruttura che possa supportare un progressivo miglioramento della vita. Basta pensare che la corrente elettrica viene erogata a giorni alterni, almeno dove eravamo noi, mentre da altri parti arriva una volta alla settimana e nella capitale c'è il divieto di lavorare di notte per poterne sfruttare la presenza.
Oltre questo ci sono poche strade asfaltate e nessun trasporto su ferrovia, non ci sono risorse, quali petrolio e diamanti, che possono interessare investimenti esteri per poter far crescere economicamente il paese ma nonostante tutto, e la voglia delle persone di emigrare in occidente, l'Etiopia cerca di emergere da questa situazione puntando sul turismo, con la costruzione di tanti hotel, e la scolarizzazione incentivando le scuole a creare classi numerose e costruendo poli universitari, come quello in continua espansione a Dilla, paesone di 70 mila abitanti dove c'è il centro professionale salesiano, oltre la scuola primaria e secondaria, dove eravamo noi.
Di cose da dire, che si accavallano in testa e nel cuore, sono davvero tante ma la descriverle è davvero difficile perchè ho paura di non riuscire a trasmettere tutto quello che ho vissuto, ho provato e porto nel cuore, anzi che porterò sempre, dato che immergersi in una realtà differente dalla nostra, fuori dai nostri schemi mentali, ti segna profondamente anche se, tornati alla quotidianità, si riprende subito la frenesia di una vita occidentale che non ti porta a riflettere su quello che hai ma su quello che vorresti mentre in Etiopia, ma penso in tutta l'Africa, avendo il paragone con il Sudan, non si hanno che le cose essenziali, quando ci sono.
Potrei parlarvi, quindi, delle aspettative di questo paese in cui si stanno costruendo alberghi sperando di portare del turismo, come accennavo prima, oppure della sicurezza sul lavoro, che non so se piangere o ridere per quello che ho visto, oppure parlare della bellezza dei visi e della disponibilità donata, o del gioco dei bambini delle biglie (o bilie) "tocco e spanna" che giocavo nel cortile di casa con gli amici, oppure di come si gioca a calcio scalzi o di come prendendo un coperchio di plastica, un pezzo di fil di ferro e un bastone si faccia a gare a chi arriva più lontano. Potrei parlare delle richieste delle scarpe, della maglietta, di una latta di vernice vuota da rivendere per avere pochi birr, moneta locale, per comprare un ghiacciolo alla Fanta, alla Coca-cola o alla Sprite oppure del poco mangiare che hanno ma dove, per fortuna, cresce un falso banano (ensete) da cui si ricava una "farina" che permette di avere il qocho, una focaccia scusa e dal sapore aspro. Potrei parlarvi delle distese di teff per fare l'injera, il tipico pane etiope con cui si accompagnano i piatti tradizionali, dei saliscendi che si intervallano all'immenso altipiano. Potrei raccontarsi del desiderio della pioggia in questo periodo delle piogge in cui arriva il temporale ma lascia la terra argillosa asciutta. Potrei dirvi che vivono in un "tempo" tutto loro in cui sono nel 2002 dal nostro 12 settembre 2009 che il loro calendario è di 13 mesi, 12 di 30 giorni e uno per arrivare al capodanno, e che l'anno scorso è stato festeggiato come l'arrivo del nuovo millennio senza contare il fatto che usano le ore del giorno e della notte sullo stile aramaico quindi ci sono le 12 ore del giorno e della notte e che l'ora terza corrisponde alle nostre 15 o che il giorno inizia il primo minuto dopo lo scoccare della dodicesima ora della notte (faccio ancora fatica a calcolare il tempo).
Sono tante le cose che potrei raccontare e che ho accennato in questo articolo ma descrivere quello che ho nel cuore, che è un'immensa gioia di aver vissuto questa esperienza, quello che ho negli occhi, che sono i visi e i sorrisi delle persone incontrate, quello che ho sulla mani, che sono i segni della fatica ma, anche se si stanno rimarginando, rimarranno "vivi" per ricordarmi come è bello lavorare senza un secondo fine se non quello di aiutare un altro, dicevo descrivere è davvero difficile ma credo che si possa riassumere in un ricordo di un tema che ha accompagnato un oratorio estivo: è più bello dare che ricevere.
Chiudo ringraziando Dio che mi ha dato la possibilità di fare questa esperienza, ringraziando tutte le persone che ho incontrato, ringraziando le persone che ci hanno ospitato e ringrazio tutte le persone che mi hanno donato un sorriso che porterò sempre con me perchè un grazie e un sorriso sono doni gratuiti che possono cambiare una giornata, un mese, una vita o addirittura il mondo. 

Postato da: marinz a 07:17 | link | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
articolo, etiopia

sabato, 24 ottobre 2009
Corsa e Capodanno

Oggi parteciperò a due iniziative che mi offre Milano.

La prima è la Walk and Run For Food, una corsa non competitiva di 10km, intorno all'Arena e al parco Sempione, dove il ricavato andrà in beneficenza per l'Etiopia, di cui parlerò Domenica sera a un gruppo di persone in occasione della giornata missionaria.

La seconda, diciamo un po' meno "impegnata" come attività, sarà il partecipare al Capodanno Celitico, Samain, che si tiene, sempre nel parco Sempione, ma dietro al Castello Sforzesco. Il druido Earyn sono
sicuro che mi accompagnerà e nei prossimi giorni narrerà una sua storia

Questi i due link

Walk and Run For Food

Capodanno Celtico

Postato da: marinz a 07:15 | link | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
sport

lunedì, 19 ottobre 2009
Inno di Mameli

Ieri ho avuto la possibilità di assistere alla Fanfara dell'Aeronautica Militare di Milano che si è esibita per sostenere l'Associazione Volontari Ospedalieri.

La fanfare era composta da diversi fiati e da alcune percussioni eseguendo diversi brani che variavano dalla colonna sonora de I pirati dei Caraibi, agli Abba, a Morricone, per finire con un mix di latino-americano.

Devo dire che sono stati molto bravi ma quello che mi ha davvero entusiasmato, lasciato un'emozione forte, è stato ascoltare l'Inno di Mameli dal vivo, cosa che mi era capitato molto tempo fa, in piedi, con molta gente che accompagna la musica cantando le parole che ormai quasi tutti sanno a memoria.

Di questo si deve ringraziare Ciampi che ha voluto ridare vigore a questo Inno che io trovo, ascoltando anche quello degli altri, un vero inno nazionale in cui tutti possono identificarsi, e dalla melodia coinvolgente fino all'urlo liberatorio finale. Ci ho ripensato ieri sera dato che in questo periodo ogni tanto emerge il desiderio, da parte di qualcuno, di cambiare l'Inno di Mameli con il Nabucco di Verdi e devo dire che la trovo davvero un idea che non mi piace.

Spero che tutti possano vivere l'emozione di ascoltarlo dal vivo e cantarlo insieme agli altri presenti perchè lascia davvero una sensazione bellissima.

Postato da: marinz a 10:16 | link | commenti (14) / commenti (14) (pop-up)

mercoledì, 14 ottobre 2009
Il caso è poi proprio un caso?

E' passato un anno da quando sono tornato dalla Spagna e da Roma.

Il ricordo di quel periodo è ancora presente e ogni tanto penso a quando potrò fare il cammino della Via de la Plata e poi fermarmi dal mio amico Andrea in Casa Leiras.


Tra l'altro, l'altra sera, ho incontrato Cristina che era qui qualche giorno... la casualità dell'incontro mi ha fatto davvero piacere e oggi, poi, è anche il compleanno di Andrea... quindi mi domando se quelle persone che dico che tutto avviene per caso non si sbaglino di grosso

Qui potete vedere le foto (o potete cliccare sull'immagine qui sotto) 




Postato da: marinz a 07:51 | link | commenti (15) / commenti (15) (pop-up)
viaggio, spagna, ricordo

giovedì, 08 ottobre 2009
La saggezza in un cioccolato caldo

Pensavo di scrivere un post diverso in questi giorni ma, essendomi capitato tra le mani questo testo, ho pensato di incollarlo nel blog.

Un gruppo di laureati, affermati nelle loro carriere, discutevano sulle loro vite durante una riunione. Decisero di fare visita al loro vecchio professore universitario, ora in pensione, che era sempre stato un punto di riferimento per loro. 
Durante la visita, si lamentarono dello stress che dominava la loro vita, il loro lavoro e le relazioni sociali. 

Volendo offrire ai suoi ospiti un cioccolato caldo, il professore andò in cucina e ritornò con una grande brocca e un assortimento di tazze. Alcune di porcellana, altre di vetro, di cristallo, alcune semplici, altre costose, altre di squisita fattura. 
Il professore li invitò a servirsi da soli il cioccolato. 

Quando tutti ebbero in mano la tazza con il cioccolato caldo il professore espose le sue considerazioni. 
"Noto che son state prese tutte le tazze più belle e costose, mentre son state lasciate sul tavolino quelle di poco valore. 
La causa dei vostri problemi e dello stress è che per voi è normale volere sempre il meglio.
La tazza da cui state bevendo non aggiunge nulla alla qualità del cioccolato caldo. In alcuni casi la tazza è molto bella mentre alcune altre nascondono anche quello che bevete. 
Quello che ognuno di voi voleva in realtà era il cioccolato caldo. 
Voi non volevate la tazza..... 
Ma voi consapevolmente avete scelto le tazze migliori. 
E subito, avete cominciato a guardare le tazze degli altri. 
Ora amici vi prego di ascoltarmi..... 

La vita è il cioccolato caldo...... 
il vostro lavoro, il denaro, la posizione nella società sono le tazze. 
Le tazze sono solo contenitori per accogliere e contenere la vita. 
La tazza che avete non determina la vita, non cambia la qualità della vita che state vivendo. 
Qualche volta, concentrandovi solo sulla tazza, voi non riuscite ad apprezzare il cioccolato caldo che Dio vi ha dato. 
Ricordatevi sempre questo: 
Dio prepara il cioccolato caldo, Egli non sceglie la tazza. 
La gente più felice non ha il meglio di ogni cosa, ma apprezza il meglio di ogni cosa che ha! 
Vivere semplicemente. 
Amare generosamente. 
Preoccuparsi profondamente. 
Parlare gentilmente. 
Lasciate il resto a Dio. 
E ricordatevi: 
La persona più ricca non è quella che ha di più, ma quella che ha bisogno del minimo.
 
Godetevi il vostro caldo cioccolato!!


Un considerazione: credo che non importi se si creda in Dio oppure no ma sul fatto che sappiamo guardarci dentro e scoprire dentro di noi la bellezza e l'energia senza soffermarci al contenitore vuoto che "ci circonda" o circonda gli altri.

Postato da: marinz a 07:37 | link | commenti (18) / commenti (18) (pop-up)
racconto, saggezza, cioccolato

venerdì, 02 ottobre 2009
Festa dei nonni custodi

Oggi, 2 ottobre, si celebra la festa degli Angeli Custodi e si è pensato bene di rendere questa giornata come la giornata di Festa dei Nonni.

Per chi crede negli Angeli sa che fin dal primo momento del concepimento ce ne è stato assegnato uno per accompagnarci in questo cammino terreno e che a lui ci possiamo rivolgere nei momenti del bisogno. L'Angelo Custode è come un amico che non ci abbandona mai e anche se noi non lo "sentiamo" presente lui è vicino e ci da le dritte per fare bene il nostro viaggio.

Vi racconto un episodio di tanti anni fa, che forse avevo già scritto in giro da qualche parte, in cui, andando a trovare le suore di Madre Teresa, la superiora del convento ha esordito così: "Voi avete dato un nome al vostro Angelo Custode?"

Da li ho "battezzato" il mio Angelo Custode con un nome, e quando mi ricordo, perchè lo ammetto sono uno che lo lascia riposare molto non ricordandose a volte per mesi, lo chiamo e gli chiedo un po' come vanno le cose e di darmi una mano in alcune situazioni complicate. Il mio Angelo Custode si chiama Giovanni Raffaele e c'è una lunga storia dietro la scelta di questo nome.

Ora l'idea di mettere la festa dei Nonni proprio in concomitanza con questa festa la trovo proprio una bella cosa.

I nonni sono sempre stati i custodi del nostro crescere e ci hanno accompagnato per molti anni.

Purtroppo i miei nonni sono tutti in cielo e mi vegliano da lassù: uno non ho potuto neanche conoscerlo e due sono volati via che ancora ero piccolo mentre la nonna materna mi è stata affianco per molto tempo.

I nonni mi hanno insegnato tante cose nella vita, si non presi cura di me quando i genitori lavoravano, avevano sempre una parola di difesa quando si combinava qualche marachelle... in fondo sono proprio degli Angeli Custodi.

Voglio ricordarli quindi in questo giorno di festa insieme al mio Angelo Custode mettendo una vecchia foto, ingiallita ma che ricorda i colori dell'autunno, di mio nonno paterno, nella campagna mantovana insieme a una preghiera indiana che dal titolo "Tieni stretto ciò che è buono"  

 
 
 
 
Tieni stretto ciò che è buono,
anche se è un pugno di terra.
Tieni stretto ciò in cui credi,
anche se è un albero solitario.
Tieni stretto ciò che devi fare,
anche se è molto lontano da qui.
Tieni stretta la vita,
 anche se è più facile lasciarsi andare.
Tieni stretta la mia mano,
anche quando mi sono allontanato da te.
nonno

Ciao Nonni: Lina, Angela, Rino e Mario detto Marino

Postato da: marinz a 07:46 | link | commenti (12) / commenti (12) (pop-up)
angeli, preghiera, nonni